NEL FUTURO DELL’ITALIA FERROVIARIA, LE CITTA’ NON ESISTONO
Ad onor del vero tra le quindici azioni prioritarie è prevista anche il “miglioramento delle reti regionali e dei nodi metropolitani, mediante riqualificazione tecnologica, aumento della capacità e integrazione con la rete nazionale”, pur se poi non c’è nessun focus sulle città se non con una tabella che riporta gli investimenti previsti il cui dettaglio va rimandato all’ancora sconosciuto Contratto di Programma tra il Ministero e RFI 2027-2031.
Eppure, nel Documento si cita che l’80% della popolazione è a una distanza fino a 15 minuti di auto da una stazione regionale il che dovrebbe portare (fatto salvo i singoli casi) a verificare come al variare dell’offerta (per esempio aumentando le frequenze e le stazioni) possa variare la domanda. Ma tant’è, il solo fatto che esiste per esempio una tecnologia in parte peraltro già finanziata e in fase di installazione (l’ERMTS-HD) che consentirà (oltre a garantire una maggiore sicurezza) di avere frequenze fino a meno di 3 minuti e quindi di incrementare notevolmente la capacità e l’offerta di trasporto, non ha fatto pensare al Ministero che, oltre ad essere “sfruttata” per i servizi di AV e financo regionali, potrebbe anche essere la leva per rivoluzionare il trasporto ferroviario nelle aree metropolitane. Non ha fatto pensare che lungo binari individuabili facilmente e già esistenti si potrebbero installare servizi di mobilità con treni tipo metropolitane che raddoppierebbero e più l’offerta di trasporto tanto più se si realizzassero nuove fermate e stazioni con maggior vicinanza. Vere e proprie metropolitane con costi pari al 15-20%. Non ha fatto pensare che nelle aree periferiche delle città metropolitane le stazioni nuove o esistenti che siano, e le aree circostanti, potrebbero anche diventare hub di servizi pubblici e privati per i residenti anche per ottimizzare gli spostamenti.
E, per finire, il dibattito pubblico dove viene confinato? Perché non considerare il confronto e la consultazione con il pubblico nei suoi diversi segmenti (cittadini, associazioni civiche, enti e organizzazioni varie, tecnici ed esperti) un arricchimento delle proposte, una verifica sul campo delle previsioni fatte a tavolino, un maggior consenso?
Il Comune di Roma opportunamente di recente ha illustrato alla Commissione Trasporti di Camera e Senato le criticità del Documento per le città sottolineandone i problemi e le carenze e sollecitando la presa in considerazione dei servizi focalizzati sulla città. Già esistono problemi di finanziamenti sia per il Fondo Nazionale e sia per i fondi per il trasporto rapido di massa (di fatto azzerati al momento) causando tutto ciò sempre maggiori difficoltà per i cittadini su una tematica critica anche nei confronti dell’Europa, perlomeno valorizziamo quello che già esiste.
L’auspicio è che il Ministero e le stesse FS entrino quanto prima nell’ottica di prendere in considerazione le città non solo come luogo delle stazioni di arrivo e partenza per i viaggiatori o come mera valorizzazione immobiliare (vedi Piano strategico FS), ma come territorio da servire con servizi e modalità specifiche anche perché il contributo del ferro è fondamentale per incrementare il trasporto pubblico, diminuire l’inquinamento e il traffico automobilistico, aumentare l’impatto sociale ed economico per i cittadini specie i meno abbienti e nelle periferie. Le grandi città europee stanno lì a dimostrare che il tutto è più che fattibile.
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