Che succede ?
Tutti falsi gli allarmi che da qualche mese vengono gridati dai media e da qualche politico e intellettuale sulla crisi finanziaria, economica e , forse, sociale ? No di certo, ma forse più che allarmi dovremmo chiamarli rese dei conti. Si, rese dei conti e finalmente consapevolezza che un’era è nella sua fase terminale e una nuova era si sta affacciando. Sta finendo l’epoca delle certezze e delle sicurezze sempre cercate, sempre credute, ma mai trovate; l’epoca dello sviluppo e dello sfruttamento della natura infiniti; della ricerca del particolare e della perdita del totale. Ma anche l’epoca che ci ha portato ricchezza materiale, cultura e salute.
Non quindi una semplice crisi finanziaria pur con tutto il suo peso, ma una ben più complessa crisi epocale che riguarda integralmente e complessivamente le tematiche socio-economiche, ideali e politiche. E’ una fase simile come quella per esempio che si ebbe dalla seconda metà del 700 alla prima metà dell’800 o come quella del passaggio dal medioevo agli albori rinascimentali del 300 e poi ai trionfi del 400. Cosa ci sarà domani ? Non riuscì a prevederlo Dante, così come Mantegna, ne Voltaire, Napoleone, Kant o Smith. Qualcuno ha presunto di saperlo, ma ha fallito miseramente. Richard Norman – uno svedese dei più affermati consulenti in strategie di sviluppo deceduto nel 2003, – affermò a tal proposito che “ È pericoloso credere di sapere. È molto più salutare sapere che non si sa. I cambiamenti di paradigma ci portano in un territorio che non solo è sconosciuto perché non è stato esplorato, ma che non è stato esplorato e pertanto non si può conoscere per la semplice ragione che non esisteva prima”.
Alcuni dati di base però li abbiamo ormai acquisiti e li possiamo considerare una prima certezza, pur se non utile a fare delle previsioni: viviamo in un mondo globalizzato, dove le identità locale sono in rete, dove la complessità ha raggiunto alti livelli di incognite e dove le persone sono ormai in grado di esprimere pareri, bisogni e desideri. E dove, infine, stiamo passando dal vincolo e dalla regola del manuale e delle leggi sacre alla regola del rispetto e della responsabilità.
In questo barlume di contesto, in mezzo a questo guado pieno di nebbie, effluvi, nubi e rumori possiamo –forse – solo cercare di “aspettare-agendo” su almeno tre fronti.
Ideale. In attesa di scoprire il nuovo “genio” che ci dirà dove andare, che fare e come, vale forse la pena rafforzare le regole che liberalizzano le nostre capacità di pensare, di valorizzare e consolidare il senso e il significato di responsabilità e di rispetto tra di noi, consentendo così a ognuno la sua libertà personale e collettiva.
Politico. Conseguentemente , e sempre in attesa del “genio”, che chissà se mai arriverà visto il nuovo contesto di riferimento, forse vale la pena riorganizzare le modalità di partecipazione democratica alla vita pubblica e la macchina organizzativa dell’amministrazione pubblica. Da un lato affrontando con nuovi approcci e utilizzando anche le nuove tecnologie, le modalità di rappresentanza di tutti i cittadini che vivono in tutti i territori e dei diversi insiemi a cui ciascuno appartiene, dall’altra rileggendo e ristudiando l’etimologia delle due parole insieme e adeguandola al nuovo ambiente che si va esplorando e non certo all’organizzazione ottocentesca, “industriale” e “specialistica” ormai non più in grado di rispondere alle nuove esigenze dei nuovi cittadini. Insieme e in parallelo difendere e affermare i diritti di ognuno, nel rispetto di tutti. Cattolici, mussulmani, protestanti e laici, immigrati e residenti, giovani e vecchi, donne e uomini, omo e eterosessuali., imprese e lavoratori, volontari e dipendenti.
Socio-economico. Ma anche rimettere in sesto quello che non si è riusciti a fare negli ultimi anni (infrastrutture materiali e immateriali, liberalizzazione sane, rafforzamento della cultura e delle competenze, democraticità del merito, ecc) per almeno consentirci di sopravivere in mezzo al guado e non affogare. Non si tratta di inventarsi qualcosa, ma di fare dell’innovazione il driver del nuovo sviluppo, di “copiare” chi ha già fatto e bene e di ritarare l’organizzazione della cosa pubblica. Alla politica spetta tutto ciò. Alla politica di alto profilo. Intanto, tedeschi e americani, russi e cinesi si affrontano per decidere chi comanderà? Chi vivrà, vedrà.
Non quindi una semplice crisi finanziaria pur con tutto il suo peso, ma una ben più complessa crisi epocale che riguarda integralmente e complessivamente le tematiche socio-economiche, ideali e politiche. E’ una fase simile come quella per esempio che si ebbe dalla seconda metà del 700 alla prima metà dell’800 o come quella del passaggio dal medioevo agli albori rinascimentali del 300 e poi ai trionfi del 400. Cosa ci sarà domani ? Non riuscì a prevederlo Dante, così come Mantegna, ne Voltaire, Napoleone, Kant o Smith. Qualcuno ha presunto di saperlo, ma ha fallito miseramente. Richard Norman – uno svedese dei più affermati consulenti in strategie di sviluppo deceduto nel 2003, – affermò a tal proposito che “ È pericoloso credere di sapere. È molto più salutare sapere che non si sa. I cambiamenti di paradigma ci portano in un territorio che non solo è sconosciuto perché non è stato esplorato, ma che non è stato esplorato e pertanto non si può conoscere per la semplice ragione che non esisteva prima”.
Alcuni dati di base però li abbiamo ormai acquisiti e li possiamo considerare una prima certezza, pur se non utile a fare delle previsioni: viviamo in un mondo globalizzato, dove le identità locale sono in rete, dove la complessità ha raggiunto alti livelli di incognite e dove le persone sono ormai in grado di esprimere pareri, bisogni e desideri. E dove, infine, stiamo passando dal vincolo e dalla regola del manuale e delle leggi sacre alla regola del rispetto e della responsabilità.
In questo barlume di contesto, in mezzo a questo guado pieno di nebbie, effluvi, nubi e rumori possiamo –forse – solo cercare di “aspettare-agendo” su almeno tre fronti.
Ideale. In attesa di scoprire il nuovo “genio” che ci dirà dove andare, che fare e come, vale forse la pena rafforzare le regole che liberalizzano le nostre capacità di pensare, di valorizzare e consolidare il senso e il significato di responsabilità e di rispetto tra di noi, consentendo così a ognuno la sua libertà personale e collettiva.
Politico. Conseguentemente , e sempre in attesa del “genio”, che chissà se mai arriverà visto il nuovo contesto di riferimento, forse vale la pena riorganizzare le modalità di partecipazione democratica alla vita pubblica e la macchina organizzativa dell’amministrazione pubblica. Da un lato affrontando con nuovi approcci e utilizzando anche le nuove tecnologie, le modalità di rappresentanza di tutti i cittadini che vivono in tutti i territori e dei diversi insiemi a cui ciascuno appartiene, dall’altra rileggendo e ristudiando l’etimologia delle due parole insieme e adeguandola al nuovo ambiente che si va esplorando e non certo all’organizzazione ottocentesca, “industriale” e “specialistica” ormai non più in grado di rispondere alle nuove esigenze dei nuovi cittadini. Insieme e in parallelo difendere e affermare i diritti di ognuno, nel rispetto di tutti. Cattolici, mussulmani, protestanti e laici, immigrati e residenti, giovani e vecchi, donne e uomini, omo e eterosessuali., imprese e lavoratori, volontari e dipendenti.
Socio-economico. Ma anche rimettere in sesto quello che non si è riusciti a fare negli ultimi anni (infrastrutture materiali e immateriali, liberalizzazione sane, rafforzamento della cultura e delle competenze, democraticità del merito, ecc) per almeno consentirci di sopravivere in mezzo al guado e non affogare. Non si tratta di inventarsi qualcosa, ma di fare dell’innovazione il driver del nuovo sviluppo, di “copiare” chi ha già fatto e bene e di ritarare l’organizzazione della cosa pubblica. Alla politica spetta tutto ciò. Alla politica di alto profilo. Intanto, tedeschi e americani, russi e cinesi si affrontano per decidere chi comanderà? Chi vivrà, vedrà.

Come da insegnamenti del Maestro Hillman, dovremmo traghettare il sistema....passare delle Idee del Potere al Potere delle Idee http://www.kore.it/CAFFE/james_hillman.htm
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